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	<title>costume Archives - Lost In Fashion</title>
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		<title>Gli insopportabili: la Cancel Culture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Paoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 11:46:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[cancel culture e ironia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cancel culture, qui da me interpretata come azione di rimozione di cose attualmente intollerabili, è una contaddizione in termini: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2020/11/Copia-di-LES-INSUPPORTABLES.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2020/11/Copia-di-LES-INSUPPORTABLES-1024x1024.jpg" /></a></i></p>
<p><i>La cancel culture, qui da me interpretata come azione di rimozione di cose attualmente intollerabili, è una contaddizione in termini: cultura della cancellazione. Come possono star vicine queste due parole?</i></p>
<p><i>In breve si tratta della pratica di cancellare quanto la sensibilità attuale (che è al limite del parossismo, non si può dire niente, fare ironia, e se una è donna perché è donna, e se uno è basso perché è basso, noi Toscani presto saremo cancellati dalla faccia della terra) trova irriverente, offensivo di minoranze, politicamente scorretto e si potrebbe &#8211; potenzialmente &#8211; estendere a ogni cosa. Noi qui a Livorno si potrebbe ad esempio chiedere la cancellazione di Pisa dalle cartine geografiche, che è vituperio de le genti da secoli (devo scrivere a quelli del Vernacoliere per lanciare la petizione). A parte gli scherzi, io non la sopporto, perché la trovo di un moralismo irritante e appiattente. Specie se se la prende con opere di ingegno che sono storicamente collocate, tipo Via col Vento. Miz Rozella, Miz Rozella. Ok, dipinge un quadro dove i neri sono schiavi e caricaturali. Ma quella era la reale situazione di metà 800 negli Usa. Vogliamo cancellare? Rinunciare a sentirci dire e dire noi stesse: Domani è un altro giorno? No. Ad ogni modo, HBO, per “riabilitare” il film ha pensato di farlo precedere da una spiega del contesto storico. Ah, quindi siamo tutti idioti che non capiamo il contesto storico? Dobbiamo essere imboccati? Non so ma la soluzione della spiega mi pare quasi peggio della rimozione.<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><i>Quando in un film devono rappresentare un mafioso italiano (ma anche un non mafioso), usano un italiano che quasi nessun italiano capisce. È caricato, spinto, quasi ridicolo: mi sento offesa? No.</i></p>
<p><i>Inoltre il soggetto gesticola con le mani come se l’avesse morso una tarantola (mi scuso con la tarantola). Qualcuno di noi gesticola ancora così? Sì e no. Io no. Mi sento offesa? No, però penso: si potrebbero pure aggiornare.<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><i>Tutto questo per dire che cancellare opere dell’ingegno, anche nate in tempi infausti, è per me assurdo, un fenomeno di rimozione collettiva che ha lo scopo di rendere tutto ovattato da un diffuso e ipocrita perbenismo. La storia non si emenda. E forse è bene sapere che cosa è stato fatto, da chi, in che condizioni. Senza che ci mettano una slide di presentazione, ma perché siamo consapevoli e capaci di valutare quanto salvare e quanto “condannare” anche in una stessa opera, senza cancellarla e basta, e non avere occasione di esercitare il proprio senso critico, non esclusivamente in senso distruttivo.</i></p>
<p><i>C’è una finissima espressione labronica che recita: E c’hai na bella ghign’a culo (hai una bella faccia come il.)… Il culo ha già inviato istanza di cancellazione, per uso improprio della propria funzione. Attendiamo fiduciosi che sia respinta. </i></p>
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		<title>In aperitivo veritas o anche delle amicizie vere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Paoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 11:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il paradiso non è un luogo, è un orario. Diciamo &#8211; per starci dentro &#8211; le 18.45, quando, succeda quel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2020/04/stop-the-gloper-favore.-3.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2020/04/stop-the-gloper-favore.-3-1024x1024.jpg" alt="Calice di vino" /></a></p>
<p>Il paradiso non è un luogo, è un orario. Diciamo &#8211; per starci dentro &#8211; le 18.45, quando, succeda quel che succeda, puoi dire: si va?</p>
<p>Oggi l’aperitivo, benché di chiara derivazione meneghina, dove si parte dalle 6:30 (anche alle 5 per i puristi) e la gente arriva a ondate &#8211; un po’ come richiesto dai decreti ministeriali della fase 2 &#8211; soprattutto perché gli impegni di lavoro, fondamentali o di network, si spalmano sull’intera giornata che a Milano dura mediamente 42 ore, insomma anche se è nato e cresciuto lì, è ormai l’appuntamento<span class="Apple-converted-space">  </span>di tutta Italia. Ma anche nel mondo. Una volta, a New Delhi, ho fatto un aperitivo in un bar di un emporio alla moda in cui avevo scoperto uno champagne locale, il Sula. E cosi mi sedevo al tavolo e chiedevo: <b>ci porta un Sula? </b>Vi giuro, se lo ritrovo da qualche parte, lo prendo a martellate però li, ben freddo, andava più che bene.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Bisogna ben valutare chi si ha davanti: la tipa da calice o da bottiglia. Serve per il computo del tempo e dei soldi che spenderete al momento di lasciare il locale per altre destinazioni. La prima volta (ci sono molte prime volte a Milano per l’aperitivo, l’amica di danza, la collega di un nuovo progetto, l&#8217;amica di amiche) è fondamentale per capire se l’amicizia decollerà</p>
<p>Per mia inclinazione personale, rivedendo un noto brocardo maschile riferito al seno (sotto la terza non è amore), posso sostenere che sotto la bottiglia non è vera amicizia. Perché mi scatta il sospetto che ci sia un pregiudizio o anche dell’ipocrisia nella controparte se ordina un flute striminzito e a me viene anche quel tipico prurito alle mani nei confronti di una coetanea (non una bambina) che magari fa scalate di montagne, viaggi in solitaria o ne ha passate di ogni nella vita e con mezzo bicchiere davanti dice: <em>mi gira già la testa</em>. No, ma tu hai dei problemi! Tu a casa ti devi allenare, bere tre bicchieri di fila per una settimana e, dopo questo training, tornare a uscire come una persona normale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le peggiori sono quelle che, al momento di chiedere da bere: <strong>a</strong>. oggi, giusto oggi, mica ieri, hanno la gastrite; <strong>b</strong>. stanno prendendo l’antibiotico; <strong>c</strong>. hanno la gastrite e stanno prendendo l’antibiotico. <strong>d</strong>. sono passate ma hanno una linea di febbre. <strong>e</strong>. e comunque ti volevano vedere (ma mi attacchi la febbre, ma sei fuori); <strong>f</strong>. dopo devono andare a yoga (sic). <strong>g</strong>. dopo hanno una cena e se inzio a bere ora (ma allora dillo). <strong>h</strong>. sono già state a un aperitivo prima (ma quando? alle 3 e un quarto che sono le 6?).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ecco di fronte a queste reazioni al limite dell’interdizione da pubblici locali, io di solito ordino un calice e mentre il ghiaccio della loro spremuta si assottiglia, un ghiaccio che è evidentemente fatto di blocchetti di porfido perché non si scioglie mai e continuano a succhiarlo come sanguisughe, annoto mentalmente: sarà raro rivedersi da sole, devo portarmi uno sparring partner. Il Paradiso non è una zona disco.</p>
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