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	<title>viaggi Archives - Lost In Fashion</title>
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		<title>Viaggio nei Paesi Baschi: tappa #2 Cassis, Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Paoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 09:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Calanche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Cassis mi sono fermata principalmente perché pensavo fosse la patria del liquore che si mette nel Kir (apertivo a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4385.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4385-768x1024.jpg" alt="Case di Cassis" width="269" height="359" /></a> <a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4387.jpg" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4387-768x1024.jpg" width="264" height="352" /></a></p>
<p>A Cassis mi sono fermata principalmente perché pensavo fosse la patria del liquore che si mette nel Kir (apertivo a base di vino bianco,  prosecco o champagne con creme de Cassis, capito il mio nesso?). Invece era giusto il nome del paese, ma<span class="Apple-converted-space"> </span>Cassis è la bacca da cui si ricava il liquirino. In verità avevo visto che era uno dei punti di accesso del parco delle Calanche, scogliere a picco sul mare che si possono visitare a piedi e in battello, a seconda della voglia e volevo andarci.</p>
<p>Dopo i miei 650 km, sono arrivata al parcheggio indicato dalla proprietaria dello studio che avevo scelto come alloggio, dove ho lasciato la gloriosa Panda per andare a ritirare le chiavi prima di spostarmi armi e bagagli nei vicoletti dove avevo preso casa.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ritirate le chiavi, ho cercato l’ariosa Rue Bonaparte (una specie di carrugio) e traslato i bagagli al primo piano in quello che più che uno studio sembrava una cantina: l&#8217;edificio vecchiotto, le scale buie, un monolocale molto basic ma sicuramente in una zona pittoresca.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4397.jpg" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4397-768x1024.jpg" alt="Rue Bonaparte" width="252" height="336" /></a><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4392.jpg" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4392-768x1024.jpg" width="252" height="336" /></a></p>
<p>Viaggiare da sola ha enormi vantaggi (non devi discutere o molto peggio mostrarti d’accordo su ogni dettaglio del viaggio) ma ha anche i suoi problemi: dopo aver consumato una birretta sul porticciolo a 4,5 euro (un filo esosi), ho deciso di mangiare a casa e sentirmi molto francese, quindi baguette e formaggio di capra il cui odore suppongo sia arrivato tranquillamente ai Pirenei. E prosecco, regalatomi al compleanno e caricato sulla Panda.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Cena luculliana, seguita da un momento <em>thriller</em> quando si è bloccata la maniglia della porta del bagno. Ho provato in ogni modo a aprirla (nota: va girata verso l’alto e non, come al solito, verso il basso, i francesi, vabbè…) e quindi alle 10, dopo aver fatto la pace con me stessa e ammesso che non volevo fare pipì nella bottiglia dell’acqua, ho chiamato 35 volte la padrona di casa finché non ha risposto e il marito, con trapano e attrezzi vari, è accorso in mio soccorso. Alle 10:40 la porta del bagno era aperta (&#8220;<em>Un consiglio, madame: non la chiuda</em>&#8220;. Eh grazie, ci ero arrivata anche io). Ma il thriller non era che all&#8217;inizio. Alle due, svegliatami per andare in bagno, la porta era…aperta ma c’erano anche delle belle piattoline…uscite nottetempo per farmi una sorpresa. Non sono rimasta con le mani in mano…ma neanche loro con le zampe in zampa. Si sono rintanate dove non riuscivo a beccarle. Tornata in camera, presa dalla fobia, ho chiuso i bagagli e sigillato ogni cosa. “Devo stare calma” dicevo, &#8220;calma&#8221;. Ma allo sbucare di una terza piattola, la furia si è impossesseta di me e l’ho…eliminata. Con nessuna altra in vista, e l’antico proposito di rimanere calma, mi sono stesa sul letto e ho chiuso gli occhi. La calma era tale che vedevo solo maree di piattole arrivare ovunque, salire sul letto e non vi dico altro.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Al che ho trovato un rimedio infallibile contro le piattole: un bel sonnifero. 20 gocce al giorno tolgono le piattole di torno.<span class="Apple-converted-space"> Un sonno profondo e senza insetti. </span></p>
<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4407.jpg" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4407-768x1024.jpg" width="264" height="352" /> </a><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4403.jpg" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4403-768x1024.jpg" width="289" height="385" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mattina dopo di scarafaggi neanche l’ombra. Dopo la colazione presso una brasserie dove ti portano un croissant e pane e marmellata (comunque se volevo pane e marmellata la colazione la facevo a casa, i Francesi, vabbé, 2), mi sono avviata per un percorso non segnalato benissimo per la visita di una calanca lì vicina, Port Miou, arrivando prima a un fiordo lungo 1500 metri, in cui rimane un rudere della Solvay che anche qui (e anche a casa mia) estraeva pietra per la soda, e sono oggi ormeggiata tutto l’anno 500 barche sopra uno specchio di acqua verde e trasparente.<span class="Apple-converted-space">  </span>Consiglio abbigliamento easy, scarpe da trekking o camminata, crema solare a palate, cappello e calma. Nonostante il caldo, la presenza dei pini di Aleppo (che crescono in un metro quadrato di terra e dunque anche sulla roccia) donano refrigerio e di solito c’è ventilazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4412.jpg" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone alignleft" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4412-768x1024.jpg" width="305" height="406" /></a></p>
<p>Dalla punta di una delle prime insenature che ho raggiunto si scendeva a una piana (sempre di pietra) dove c’è una spiaggia (una roccia) naturista. Ho proseguito oltre e dopo altre due orette di cammino sono arrivata a una piccola baia con piccola spiaggia di sassi dove mi sono fermata. C’erano già diverse persone e tutte, tutte, con la baguette e il prosciutto perché qui non si scherza: pic nic is <em>everything</em>. C’era una coppia, matura, che già mi pareva carina quando si faceva le foto appoggiata a una roccia sotto un pino, poi, al momento della baguette, i due si sono trasformati nel ritratto dell’amore. Miracoli del pane, del pic nic, delle calanque e del sole a picco.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Fedele al motto “quando mi ricapita” ho fatto il bagno anche se l’acqua era freddina, impiegando il mio usuale tempo di 45 minuti per tuffarmi e soffrendo a ogni cm come solo la nazionale italiana agli Europei. Valeva la pena.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong><span class="Apple-converted-space"><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4431.jpg" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4431-768x1024.jpg" width="293" height="391" /></a><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4429.jpg" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_4429-768x1024.jpg" width="299" height="398" /></a></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Verso le 2:30 con un sole che spaccava le pietre, sono rientrara per mangiare, salutare le piattole e pepararmi per la gita in battello, che raggiungeva altre insenture più lontane permettendomi di ammirarle dall’acqua, ribaltando il punto di vista. Navigare anche solo per una gita turistica è sempre meraviglioso, dall’opuscolo fornitomi dal personale di bordo ho imparato che: qui, Winston Churchill ha risieduto dipingendo la roccia che si chiama Cape Canaille; che dalle cave di roccia che abbiamo visto sono partiti blocchi che hanno fatto da base alla statua della Libertà; che a Cap Morgiu ci sono le mie casette favortite, le Cabanon, dove vorrei ritirarmi a bere Pastis; che le francesi invecchiano meglio di noi, almeno la signora coi capelli grigi, in top e calzoncini, che avevo davanti in barca era una bellezza tale che l’ho immortalata neanche fosse una Calanca pure lei. La gità durava (mi pare) un’ora e mezzo e arrivaa insenature dove i pinnacoli di roccia creano scenografie superbe. Sarebbero da esplorare con più tempo, arrivandoci a piedi e fermandosi ogni giorno in una.</p>
<p>Cena al ristorante Le Bonaparte (sotto casa, praticamente) consigliatomi da ben due locali, la ragazza che vendeva piccoli bijoux e abitini francesi e da cui ho comprato orecchini con (finto) corallo rosa e la padrona dello studio-topaia. Tavoli all&#8217;aperto nel vicolo, cena alle 7 (molto francese): cozze alla marinara (buone ma poco saporite), pesce del giorno con verdure, tarte tatin, e, dopo il vino della casa, un bicchierino di Cassis. Come fine di avventura, coerente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>(la seconda notte non ho incrociato piattole, però mi è venuto uno sfogo sotto un&#8217;ascella che per tutto il viaggio ho creduto fosse fuoco di Sant&#8217;Antonio, sbagliandomi, fortunatamente)</p>
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		<title>Viaggio nei Paesi Baschi. #1 San Vincenzo-Cassis (in Panda)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Paoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 12:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Paoli]]></category>
		<category><![CDATA[autoroute]]></category>
		<category><![CDATA[autostrade]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze 2021]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non viaggio per turismo. Lo considero fuori tempo massimo, abbiamo consumato tutto e le modalità del viaggio di massa mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/06/San-Vincenzo-cassis.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/06/San-Vincenzo-cassis-1024x1024.jpg" /></a>Non viaggio per turismo. Lo considero fuori tempo massimo, abbiamo consumato tutto e le modalità del viaggio di massa mi urtano. Viaggio se e quando la meta o la vita accendono<span class="Apple-converted-space">  </span>la necessità di esplorare o di evadere, non solo da luoghi fisici. Avevo bisogno di questo viaggio, di mettere migliaia di km tra me e quello che ho vissuto ultimamente, tra me e i miei pensieri, tra me e quello che vorrei fare da qui in avanti. A volte bisogna cambiare la prospettiva. Eppure non ho avuto voglia, negli ultimi anni &#8211; anche prima della pandemia, di spostarmi. Nessun posto mi attraeva emotivamente. Mi è servito qualche libro per desiderare di andare di persona da qualche parte. Letture e serie tv mi hanno suggerito, nel loro modo lento e indiretto, alcune mete ideali: i Paesi Baschi (Patria di Aramburu), il Dorset (Broadchurch), Lagos in Nigeria (ho letto diversi libri di scrittori nigeriani ultimamente, l’ultimo <i>Resta con me</i>, il romanzo d’esordio di Ayòbámi Adébáyò, bellissimo) e le Hawaii (e qui credo che il motivo principale siano i surfisti, nessuno è perfetto).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ho scelto i Paesi Baschi perché potevo andarci in macchina, una Panda milleetré che si è dimostrata un prodigio e ringrazio la Fiat per aver messo in produzione una sì forte e sicura macchinina. Ho scelto i Paesi Baschi perché il senso di spaccatura radicale suggerita dalla storie delle famiglie protagoniste del libro <i>Patria</i> assomigliava in qualche moda alla ferita che sto ancora cercando di guarire, dopo aver perso il mio migliore amico. Qualcosa di inesorabile, violento, amato, perduto. Da cui non si esce uguali.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ecco le tappe del mio viaggio in solitaria: San Vincenzo- Cassis (Francia). Cassis-San Sebastian. San Sebastian-Saintes Maries de la Mer. Saintes Maries de la Mer- San Vincenzo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Parte di questo viaggio l’ho passato sulla strada. Ed è da lì che comincerò.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>1a tappa: San Vincenzo &#8211; Cassis (Francia). Sulla strada</b></p>
<p>Sapete quell’espressione (che detesto, tanto per cominciare) che dice che il viaggio non è la destinazione ma il percorso? Io l’ho appena sperimentata passando 30 ore 30 sulla strada (un giorno e qualche ora), a bordo di una Fiat Panda grigio perla che è sfrecciata per ben 3000 km, andata e ritorno da San Vincenzo a San Sebastian &#8211; Paesi Baschi.</p>
<p>Un amico, prima della partenza, mi ha detto: Ma io tutte quelle ore solo in macchina mi annoierei.</p>
<p>E io, saputissima, ho risposto: Ma no, ascolterò dei Podcast.</p>
<p>Non ho ascoltato nessun podcast nei 620 km tra San Vincenzo e Cassis. Non ho nemmeno acceso la radio. Diciamo che i miei pensieri erano abbastanza impegnativi e tenevano una gran compagnia e poi dovevo seguire il navigatore. La cosa buona è che Autostrade per l’Italia ti viene incontro fornendoti ogni tipo di intrattanimento: cambi di corsia, rallentamenti, code, restringimenti di carreggiata, code per lavori, uomini su strada &#8211; tutti a tagliare le siepi, ma con questo caldo li fate schiantare &#8211; insomma tante attività e caroselli e luci e svolte che non ti concedono tregua: sei sempre a scalare marce e ripartire. Poi, arrivi in Francia. Lì i lavori li fanno con nonchalance. Ogni tanto c’è un cartello con scritto <i>Des Travaux</i> ma poca cosa. Passati da Mentone, vieni però assalito dal dubbio di aver trascurato per anni uno strumento fondamentale alla guida: il freno motore. “Usa il freno motore”, dice il cartello. E poi: utilisez votre frein moteur. E dopo un po’: usa il freno motore con l’immagine di un camion che fa scintille sotto la ruota.</p>
<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-24-alle-14.10.52.png" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-24-alle-14.10.52.png" width="454" height="313" /></a></p>
<p>Perché, ti domandi, perché io non uso il freno motore? Ovvero: perchè consumo le pasticche dei freni invece che scalare marcia e lasciare che sia quello a frenare tutto il veicolo?</p>
<p>Azzardo una risposta. Perchè noi abbiamo i ponti. Che ci tengono più o meno sulla stessa pendenza in autostrada, anche dove di su è giù ce ne sarebbero tantissimi. Su quelle francesi invece se non usi il freno motore, con quelle salite e discese le pasticche le fumi con tre weekend in Costa Azzurra. Quindi coscienziosamente, ho messo la quarta e usato il freno motore, assecondando i cartelli.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ma poi, in autostrada in Francia non ti puoi annoiare. perché ogni 10 km…c’è la Gare peage (la stazione pedaggio). Mica come noi che entri in un posto e paghi quando esci. No, che banalità, vivacizziamo <i>l’autoroute</i>. Sicché ti fermi e paghi e poi ti rifermi e paghi? No, prendi il biglietto, poi ti rifermi metti il biglietto e paghi e poi ti rifermi e paghi e dopo un po’: riprendi il biglietto. Una cosa assolutamente assurda, ma devo dire funziona molto contro la noia. Ho notato (anche la mia carta di credito) che sotto la segnalazione periodica della stazione di pedaggio, è stato messo un cartello su fondo rosso: <b><i>Noveau!! Sans contact.</i></b> I francesi sono degli entusiasti: hanno annunciato la novità del pagamento contactless come un evento. Cioè: una sensazionale novità tutta da provare. Ci deve essere stata gente che, saputa la cosa, è partita apposta per pagare l’autostrada anche se non doveva andare da nessuna parte, solo per provare l’ebbrezza del sans contact (e comunque se non ce la stampi sopra al lettore, la sbarra non si alza, ma non voglio affrontare qui il tema del nome assurdo di questo metodo di pagamento).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a href="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-24-alle-14.11.51.png" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="alignnone" src="https://www.lostinfashion.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-24-alle-14.11.51-1024x582.png" /></a></p>
<p>La prima tappa in autostrada come peraltro le altre tre hanno portato però alla scoperta di un enorme plus delle autostrade francesi: le aree di servizio. Con parcheggi ben divisi tra auto e tir, ombreggiate, fornire di tanti tavoli pic nic e con vista su boschi popolati di tavolini per mangiare in pace e socialmente distanti. Ci sono aree con solo parcheggi e servizi e altre come lo nostre col bar e il distributore di benzina, ma ci sono aree con anche “parchi archeologici” o “sentieri per trekking” s. Veramente uno in Francia parte solo per fare un giro in autostrada, pagare san contact e andare all’area di servizio. Che giusti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> Continua. </span></p>
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